ASSOCIAZIONE CULTURALE "R' DOJE SORE"


IL CASTELLO RACCONTA...

MITI E MAESTRI...
A noi ci pare proprio strano che a quest'ora, è l'una di notte quasi, sta a camminare da solo al Castello; è vero che ci stiamo pure noi, ma noi due è da bambine, da quando scappavamo di casa dopo che mamma e papà s'erano addormentati, che veniamo qua a passeggiare, a guardare le stelle, sole e strane e appuntite come noi, a sgranocchiare ceci arrostiti e a ricordarci assieme il nostro glorioso e breve passato di artiste scosciate. Lui, invece, sta sempre con gli amici, o seduto con loro a tavolino, vicino alla Madonnina, a tracannarsi un gelato da due chili, o a camminare in quel modo che ci fa sganasciare: un passo, una fermata, un'inclinata trasversale verso il gruppo che sta con lui, una frase su chissà che cosa e poi daccapo...un passo...una fermata...
Per un giro al Castello, abbiamo scommesso, a lui ci vogliono duemilasettecentottantotto ore...
Pure adesso cammina così e i suoi capelli d'argento sfidano l'intensità del buio, la tagliano, la spaccano, , sembrano luce intermittente che avanza piano piano verso il nulla, il vuoto, il nero della notte. Va piano. Piano. E dove va? Ci sta proprio davanti e non ci ha viste, Licietta dice che forse non poteva dormire, magari tiene un appuntamento segreto con qualcuno...quando era più giovane e più Distratto lo abbiamo visto spesso qua di notte, ma in compagnia...E' strano però: tutt'intorno a lui fumo, fumo che s'alza e forma nuvolette e arabeschi e arazzi e volute intrecciate e lo avvolge, gli danza intorno, se ne fugge. E già...fumo! E' l'eredità del padre, del nonno, del bisnonno, visi che sfumano nella memoria perchè in dissolvenza nel fumo. Sembra pensieroso, chissà che medita da solo: noi facciamo un passo ogni cinque minuti per non superarlo.Passa davanti alla finestrella e si ferma a buttare il mozzicone, si gira indietro ma è come se non ci vedesse, è troppo scuro, due lampioni sono rotti, ma noi vediamo la trafittura del suo sguardo azzurro che sembra attraversare la pietra per guardarle dentro. Poi riprende a camminare e noi dietro e poi...ma è caduto, è caduto, mamma mia, mamma mia...che è stato? Sta per terra, seduto, non riesce ad alzarsi, corriamo, corriamo ad aiutarlo, forse un malore...No, no, ma che cos'è? Che cos'è? Non può muoversi, fili neri e grossi cadono dalla finestrella, lunghi, spessi, lo legano, lo stringono, si attorcigliano, lo imprigionano... Gesù, Gesù, aiutalo...e i rami...i rami degli alberi, tutto il Castello è un groviglio di fili neri e dal cielo piovono a milioni zigzag di luci come fulmini corti che si scagliano su di lui, gli vanno negli occhi che si accendono come lampade blu e nei capelli che si infiammano d'argento fuso e nelle scarpe che sembrano costellazioni lontane e spine, spine...elettriche volano nell'aria, pesanti, scure ,d'acciaio, e tutte, tutte ai suoi piedi...a mucchi, a cumuli, a cime, a vette, a montagne. Nero e fulmine. Tutto il Castello. E noi là, senza poter passare, solo a guardare attraverso la fitta rete di fili. E lui seduto, sereno, a guardare in alto. In alto? Madonna santissima! In alto...La finestrella non c'è più, al suo posto un pezzo enorme di murgia nera, alta, spessa, con un quadrante luminoso tutto colorato, enorme, e sotto tasti, tasti, tasti, tasti...Ma è uno schermo, uno schermo! Dentro, un uomo bellissimo, senza età, con due occhi azzurri e blu e i capelli d'argento e un sussurro grave che rimbomba e fa tremare tronchi e cespugli e panchine:" Nascosto da sempre, dall'eternità, senza voce e vita se non quella della paura altrui, del timore generato da voci sotterranee, da sensi di colpa, da superstizioni, senza gioia, solo dispetti e terrori e vendette...Tu, tu solo hai saputo cambiarmi il destino, tu che mi hai fatto rinascere e girare il mondo con la tua cibernetica, tu che hai tradotto uno spettro di Panni in un mito amico. Verrai da me un giorno, ad insegnare alle mie dita come percorrere le strade dell'universo in millesimi di minuto. E non sarò più prigioniero dell'ignoranza e insieme, in questa finestrella, digiteremo le sorti dei cieli e le vite della nostra gente e Panni sarà per sempre nell'etere e nella luce..." San Costanzo, ma che fa? Che fa? Sale? Sale? Perchè dice: " Lo faccio subito, non un giorno a venire"? Perchè i fili si dissolvono e la luce dello schermo sembra bruciare e rumore di tasti, e risate, e rimproveri e...andiamocene, presto, dove è andato a finire? Che paura, che paur...Come? Ah, sì, sì, le solite storie, già, noi siamo rincitrullite da quando eravamo in fasce, e come no? Giusto, tutto vero...Ma comunque, se qualche sera tarda d'agosto, al Castello, incontrate Franco, il nipote di Filomena, quello con gli occhi azzurri e i capelli d'argento, il Tabba insomma, e magari lo vedete salire svelto svelto sulla Finestrella, provate a dirgli che magari è matto e poi vedete, vedete...Quei fili là, neri, belli spessi, grossi grossi, se si attorcigliano al collo ...non sono carezzine e la mano dello Scazzmatiedd è grande, grande contro il cinismo e tira, tira, stringe...come il Castello. Il Castello, di notte, ti stringe da vicino...

LICIETTA CAPAMMONT&LENUCCIA CAPABBASC

e nella quindicesima novella narrarono che ...
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