ASSOCIAZIONE CULTURALE " I DOJE SORE"

IL CASTELLO RACCONTA...
ZIA EUFEMIA O DELL'ACQUA SPARITA


Panni, 1948...
Veste di nero da quando ci ricordiamo di averla vista la prima volta scendere fino in piazza, veste di nero da sempre. Ma è un nero strano il suo, è un nero di luce, tutto illuminato dal candore della sua crocchia, bianca da tempo immemorabile, forse è nata così, anche se quando lo chiediamo a mamma lei ci risponde di non dire troppe cretinate e di pensare a studiare invece di stare sempre in giro a spiare le persone.
Eppure noi sappiamo che lo scuro fondo della sua gonna e della sua camicetta e del suo maglione e delle sue scarpe e delle sue calze pesanti vibra di una tonalità particolare, deve essere quel suo sguardo grande, chiaro, devono essere quegli occhi saggi sì ma sempre aperti ingenuamente sul mondo suo che ha come unico confine Panni. Panni e una memoria segreta che si nasconde nella sua voce pacata, nel suo saluto cortese, nella sua chiacchiera breve in cui ogni parola che pronuncia sembra un sassolino che faccia piccoli gorghi concentrici nell'anima altrui. E quel passo, quel passo svelto e ravvicinato come se avesse sempre fretta di andare da qualche parte, quel suo chiederci davanti alla chiesa se ci siamo fatte la comunione, quel suo dirci fate le brave a scuola così fate contenti mamma e papà, e quel suo sguardo lontano, chiaro, come assente alla vita e insieme dentro di essa diversamente, come se fosse una semplice spettatrice.
Ieri mamma ci ha mandato a capammont, alle sette di sera, aveva finito la conserva e doveva fare il sugo per papà che tornava dalla campagna e che se non trova pronto si incavola parecchio e ci ha detto di correre da Matteo a prenderla e di fare presto e noi abbiamo pensato che magari ci scappava anche un giretto al Castello e una sbirciatina a quel Mimmo che ci fa gli occhi dolci - a tutte e due, eh? a tutte e due insieme, gli piace raddoppiare a lui, no lasciare...- e siamo andate via di volata coi soldi in mano.Dopo aver comprato la conserva abbiamo proseguito per il Castello e, quando siamo passate davanti ai Sauchelli, Lucia ci ha detto tornate a casa, tra poco piove, tornate, vi bagnerete...Ma noi niente, lo sappiamo che Mimmo gioca sempre a pallone con gli amici a quest'ora...Ma il Castello era un deserto e alla svolta dell'Ariella hanno cominciato a cadere goccioloni grossi come noci e fitti, e insistenti, e già zuppe siamo tornate indietro di corsa e non si vedeva più nulla per l'acquazzone spaventoso, andavamo a tentoni, solo che...arrivate alla finestrella...niente, pioggia scomparsa! La valle era invisibile per l'acqua che veniva giù, gli alberi piegati sotto il peso dei goccioloni, dietro di noi nessuna visibilità, davanti a noi nulla, solo pioggia fitta e grossa e l'oscurità della sera e il nero plumbeo del cielo e quell'isola di luce lì, senza acqua, tutt'intorno alla murgia, asciutta! asciutta! in mezzo a cui sale in alto la finestrella. E sole. E raggi accecanti e insopportabili. E caldo. E fili d'oro appesi alla pietra che si diramano in alto, e dentro, dentro, una macchia nera e bianca, ma è lei, è lei, zia Eufemia, dentro la finestrella, ha tra le braccia un mucchio di stracci e li accumula, l'uno sull'altro, come una torre altissima mentre un giovane bruno si china nel cavo e continua a porgergliene altri e altri e altri e altri ancora e poi gli stracci si spostano, si alzano in aria, si mettono l'uno accanto all'altro come uniti da una forza soprannaturale e fanno una strada proprio sotto il cielo e lei ci cammina sopra, va verso il paese, sopra la casa dei Sauchelli, sulla Chiesa, sulla ringhiera, sulla piazza di sopra, sempre girata indietro, con lo sguardo chiaro e ingenuo fisso in quello del giovane che ora è seduto in alto, a cavalcioni della finestrella, e sorride mentre diventa tutto d'oro lucido e le grida "tu sola, tu sola hai condiviso in silenzio il mio segreto stare in questa pietra, tu sola non hai avuto paura di me, non mi hai deriso, mi hai creduto, mi hai amato in silenzio, in te sola rimane la mia storia e questo paese a cui a ciascuno hai dato tutto di te in silenzio.Asciuga quello che devi, ma quando tornerai per sempre da me, di acqua ce ne sarà ben poca, poca, poco, poco..." Scappiamo e due metri dopo diluvia ancora dappertutto e filiamo come razzi a casa senza girarci e mamma si commuove quando ci vede perchè ci potrebbero nuotare dentro i pesci rossi e ci fa la cioccolata calda e mentre ce la beviamo pensierose, guardandoci ancora preoccupate e chiedendoci sottovoce l'un l'altra se abbiamo veramente visto quello che ci è sembrato di vedere, mamma dice all'improvviso lo sapete che il diluvio ha sorpreso sulla piazza di sopra Carminuccio e lui ha bussato alla maestra Maria per chiederle se poteva salire a ripararsi e l'ha trovata col bambino piccolo in braccio,e l'ha trovata che si asciugava le lacrime perchè stava sola e l'acquazzone le ha allagato la casa, l'acqua le è entrata dalla finestra, dal balcone, gocciolava da qualche piccola falla nel vecchio soffitto e con lei c'era zia Eufemia, che è la padrona di quella casa, gliela ha affittata, e quando ha visto il diluvio è uscita sotto l'acqua scrosciante, è corsa da lei dicendole lo sapevo che ti si sarebbe allagata e che non potevi chiedere aiuto col bambino piccolo e sono venuta io ad asciugare, io, tocca a me.E pare che zio Carminuccio ha visto per terra decine di stracci che comparivano all'improvviso nelle mani di zia Eufemia e la casa è stata asciugata in cinque minuti e zio Carminuccio dice che gli stracci non si bagnavano quando zia Eufemia asciugava e che lui voleva aiutarla ma lei ha detto " no, no, faccio io, il bambino e Maria devono stare presto all'asciutto e poi tanto tutta quest'acqua a Panni non la vedremo più. Neanche dai rubinetti ".Noi siamo state zitte. Mamma ha aggiunto che forse zio Carminuccio aveva come al solito esagerato...con il vino! E...ah, già, già...Non ci credete!!! Già, pensate come al solito che ci stiamo inventando tutto perchè abbiamo la fantasia un po' malata e passiamo per strampalate in paese. Fate come volete, a noi non ce ne importa niente, anzi, solo che se lo Scazzamatiedd s'accorge che siete malfidenti, un giorno o l'altro, mentre state a spettegolare come al solito sotto la finestrella di noi e di quanto vi abbiamo raccontato, magari vi convince con uno bello scroscio...e mica è divertente annegare al Castello...quello vi guarda...state attenti a quello che pensate quando andate lì...vi guarda...e vi guarda pure zia Eufemia, da lassù, e sorride con quel suo sguardo saggio e ingenuo quando...aprite i vostri rubinetti e esce....Che esce??? Niente! O quasi! Così vi imparate a sognare e a credere! Nella solidarietà e nella gratuità! E mo' sognatevi l'acqua...vi guarda....da sopra!!!

Licietta Capammont & Lenuccia Capabbasc

e nella decima raccontarono che...

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