LA MIA VITA CON CARMINUCCIO

Carminuccio , cioè zizì Carm’nùcc, come tutti
a Panni lo chiamano, non è veramente mio
zio: voglio dire che non è il fratello di
mio padre adottivo, Antoniuccio, è soltanto
il padrone del campo dove lavoravano mio
padre e mia madre e quando sono morti a poca
distanza l’uno dall’altro, il primo nel 1974
e la seconda nel ’76- e d’altronde quando
mi hanno trovato nel bosco non erano certo
giovanissimi -, lui si è ripreso il campo
e siccome non si è mai sposato, anche se
tutti a Panni lo sanno quante ne ha combinate
con le femmine dagli 0 ai novant’anni, lo
ha fatto lavorare a un nipote suo, Totonno,
che si era pure diplomato geometra a Foggia
ma non ne ha mai voluto sapere di andare
a lavorare in città e lasciare il suo paesello
e ha preferito fare il contadino, esattamente
come io voglio fare il ciuccio e non farei
mai il cavallo.
Poi zizì ha pensato che Totonno aveva bisogno
di me in campagna e mi ha tenuto in famiglia.
Ma la verità è un’altra. La prima volta che
si è installato in casa di mamma e papà-
e del resto i miei mica potevano dire al
notaio nel testamento che volevano lasciare
la casa in eredità a un ciuccio… - mi ha
trovato sulla porta che canticchiavo una
canzoncina composta da me “Ij so ciucc, ij
so ciucc” e che poi mi ha rubato un cantante
italiano venuto a cantare a Panni alla festa
trasformandola in Ij so pazz , Ij so pazz
e facendo fortuna e allora si è terrorizzato
e ha detto a Totonno “Accìr’l, accìr’l, u
marònna mia”, ma io gli ho detto subito “Si
m’ tuocc, cu nu cauc t’ fazz r’v’ntà na femm’n”
e da allora siamo uniti e felici. da allora…CONTINUA