STORIA R' NU CIUCC' R' PANN'

Sono nato a Panni tanti anni fa, non so bene
quando, so che ci sono da quando mi ricordo
e che abito a capabbasc, vicino al ristorante
aperto da pochi anni e in questo ristorante
non mi sono potuto fare degli amici perché
c’è il maneggio ma i compagni cavalli mi
snobbano, in parte perché mi ritengono di
specie inferiore, in parte perché non ho
tutto il tempo che hanno loro di portarsi
a spasso in groppa i turisti, io devo faticare
anche d’estate, in parte perché parliamo
una lingua diversa e loro capiscono solo
redini e frustino, io il basto e qualche
volta le mazzate. A parte che non riuscirò
mai a capire perché certi uomini debbano
aver bisogno di lezioni per imparare ad andare
a cavallo, a me basta saltarmi in groppa
e io vado e trasporto e questo dimostra che
i ciucci, pur se di povere e umili origini,
sono docili e disponibili mentre i cavalli,
nella loro spocchia, saranno pure signori,
ma dei signori maleducati. E poi la mia proverbiale
obbedienza non sempre è remissione, come
i signori cavalli pensano con disprezzo;
la mia proverbiale obbedienza è dedizione
e gratitudine alla terra e a chi mi dà da
mangiare e questo i signori cavalli di Panni
non lo capiscono, basta vedere come si ingualdrappano
alle feste e vanno con i loro vestitini ricamati,
ma nel frattempo lasciano dietro di sé i
loro escrementi, e magari per le strade più
importanti del paese, a differenza di me
che la faccio tra i cespugli in campagna
anche se vado in giro soltanto col mio nudo
e ispido pelo. Forse sembrerò polemico o
invidioso, ma non è vero, io sono soddisfatto
della mia vita e della mia natura e poi so
pure parlare la lingua degli umani. Perché?Come
mai un asino sa parlare l’Italiano? Potrei
pure rispondere che l’Italia tutta è piena
di gente asina che pure parla l’Italiano,
ma preferisco evitare questi luoghi comuni
per ricordare come mamma Nunzia, una contadina
di Panni, mi ha trovato un 28 agosto nel
bosco mentre accompagnava la bella Madonna
di Panni al suo ricovero invernale, forse
la mia madre vera mi aveva perduto, e mamma
Nunzia non poteva avere bambini con papà
Antoniuccio e così mi ha preso come un dono
del cielo e se è vero che mi ha fatto lavorare
da asino, è vero pure che mi ha trattato
e educato come un bambino. A sei anni mi
voleva pure far andare un poco a scuola di
mattina, ma il direttore ha detto no, che
non c’era un banco della mia…forma! E allora…..
TO BE CONTINUED...