Totonno, fratello di latte

allora ho dovuto dirgli che parlavo da un
pezzo, che non so come mi sia capitato ma
ho parlato da quando papà e mamma mi hanno
cresciuto come un bambino perché Totonno
aveva creduto, quando la prima volta mi ero
rivolto a Carminuccio, che zizì avesse avuto
le allucinazioni. Lui ne è stato felice,
Totonno è timido, con le ragazze mai ci ha
saputo fare, con i pannesi è riservato perché
ha sempre vissuto un senso di inferiorità
rispetto ai Capammont, lui è figlio di contadini,
e spesso mi chiedeva di raccontargli qualche
storia dei suoi coetanei di Capammont, si
sa, io sono un ciuccio, salgo e scendo da
Panni a seconda di dove devo portare il padrone
e osservo e ascolto tante cose…Spesso l’ho
accontentato. Come quella volta, sotto un
gelso del bosco di Panni…Non posso fare nomi.
Erano arrivati tre “furastier” a Panni, in
qualche modo legati da parentele a una famiglia
pannese, e quel giorno Antoniuccio e io ci
stavamo riposando sotto il sole quando ecco
la comitiva di ragazzi di Capammont, quasi
tutti pannesi di nascita, ma di quelli che
si sono trasferiti con le famiglie in diverse
città a lavorare e studiare e che poi tornano
puntualmente d’estate in vacanza perché hanno
la casa a Panni!Con loro i tre “furastier”,
due ragazze e un giovanotto…Le ragazze non
erano proprio belle, ma sembravano lo stesso
avvenenti, due sorelle, tutte e due bionde,
un po’ tinte però, alla moda della grande
capitale da cui provenivano e con quei vestitini
leggeri, neri, - a Panni se una ragazza indossava
il nero era solo perché purtroppo era a lutto!!
– tutte ben truccate, e con la cipria, e
con quel modo di parlare e di muoversi che
affascinava, si vedeva, le altre ragazze
della comitiva che potevano pure abitare
e studiare in città d’inverno, ma pannesi
erano e pannesi rimanevano, semplici e alla
buona.E si sono seduti nel prato e sotto
gli alberi, hanno giocato tutti a palla,
poi si sono mangiati i panini con la frittata
e la cotoletta e sotto il sole bollente ma
buono di Panni si sono scolati litri di “gazzosa”.
E parlavano della vita nella capitale le
due e il cugino giovanotto, bello, bruno,
con la camicia aragosta – a Panni un ragazzo,
se fosse andato in giro con una camicia così,
sarebbe stato pescato con la lenza da un
balcone e fritto in padella…- e di libri,
e di cultura e tutta la compagnia pannese
a cercare di stare al passo con tanta diversità,
con quell’accento romanesco ma che a loro
sembrava “ settentrionale”(embè, Roma non
è a nord di Panni, o no?)tutti presi da tanta
grazia: le ragazze pannesi parlare di politica??ma
son cose da uomini, le ragazze pannesi parlavano
di sentimenti, di processi interiori, di
confidenze, di cose che sembrano piccole
ma sono più grandi della politica perché
ti fanno crescere dentro, non solo la testa.
Lo so anch’io che sono un ciuccio.Insomma
si vedeva che erano oggetto di ammirazione,
per non parlare dei ragazzi della comitiva,
che le guardavano non solo con ammirazione…anche
perché la più bassa delle due era un metro
e settanta di slanciatezza!!!!
E poi uno di loro ha tirato fuori dalla tasca
una radiolina portatile – allora tenerne
una era un segno non da poco di distinzione
cittadina, gli uomini pannesi tenevano da
fare tutto il giorno e la sera si facevano
raccontare, da chi riceveva da Mazzini, il
più grande “inviato speciale”del mondo, il
quotidiano, i fatti successi nel pianeta,
davanti a un bicchiere di vino, altro che
perder tempo con la radio -, ed è successo
il finimondo. Parola di ciuccio. Me possino
mozzà le recchie se non è vero!
All’improvviso grida laceranti, strepiti,
pianti dirotti,non mi ricordo se si sono
strappate di dosso anche i vestiti, forse
no…i ragazzi ne sarebbero stati mooooolto
contenti!!…e le due ragazze si sono accasciate
su una grossa pietra che era in mezzo al
prato, ancora coperta di briciole e pezzettini
in fuga di frittata, e si abbracciavano,
si lamentavano, lacrimavano. E tutti zitti
a guardarle. E poi hanno fatto silenzio pure
loro due, ma dopo tanto tempo, e hanno detto
agli altri “adesso cinque minuti di raccoglimento”.
Madonna e che paura che ho avuto,non ho ragliato
per i due anni successivi per il trauma!E
loro vestite di nero- nero!- e gli altri
intorno, sembravano un accampamento indiano
attorno al Totem, e che silenzio! Nero pure
isso. E papà Antoniuccio terrorizzato mi
ha chiesto che fosse successo, mentre ce
la squagliavamo, anche il sole si stava oscurando,e
glielo ho detto: la radio aveva annunciato
che era morto Palmiro Togliatti. Ma lui mica
sapeva chi era e ha detto poverette, in città
o in paese tutto è uguale, quando muore un
padre muore un padre!
Totonno, quella volta, quando ho finito di
raccontare,è rimasto un poco pensieroso poi
ha detto:”Eh, gli anni ’60…Qua a capabbasc
non sono mai arrivati perché noi piangevamo
così se ci moriva na mucca o un ciuccio!”…Di
nascosto ho incrociato gli zoccoli posteriori…per
scaramanzia, e siamo rotolati tutti e due
a terra, mannaggia a te, Totò!!Mannaggia
a te!!
( segue... )