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"Orme di Panda"
Alla ricerca di un sentiero sannita
Chi erano i Sanniti? Da dove venivano? Quali
erano i loro principali insediamenti? Quali
i loro usi? Alla fine, dare risposta a tutte
queste domande significa riscoprire la nostra
storia, cioè quella di Panni, un piccolo
Comune,
della provincia di Foggia, svettante sugli
altipiani ventosi ed affascinanti del monte
Sario.

Sul Sito Panni 1,
magnificamente curata dal Webmaster
Giuseppe MASTRANGELO,
la bella ed originale pubblicazione on line
del libro :
Orme di Panda
Scheda dell' autore
Renato De Michele nasce a Foggia nel 1949. E’ originario di
Panni (Fg).
Risiede e lavora a Napoli. E’ musicista,
musicoterapista, operatore psichiatrico al
Centro Aquilone di Napoli (coop. soc. L’Aquilone
- UOSM ASL Napoli 1), presidente dell’AIReM,
Assoc. Ital. Registro Musicoterapisti.
E’ docente al Corso di Laurea di I Livello
in Musicoterapia a Foggia (Conservatorio
“U. Giordano”, dal 1999)
ed ai Corsi di Formazione per Musicoterapisti
di Napoli (ISFOM, dal 1989) e di Cosenza
(AIAS).
Ha curato (insieme a G. Di Franco) il volume
“Musicoterapia in Italia” (Idelson, Napoli,
1995).
Ha fondato, insieme a Pietro De Michele
che
ne è il Direttore,
il trimestrale locale “Il Castello”
(Panni
- Fg), al quale si fa riferimento nella
narrazione.
Ha curato, insieme a Giuseppe Mastrangelo
e a Grazia De Michele,
la pubblicazione del volume di poesie “Voci
al Castello” (Panni, 2003).

La pagina finale del libro
AI SANNITI
In questo delicato momento storico
assistiamo
a continue guerre religiose e a drammi
etnici
di immane portata,
come, ad esempio, il dramma dei curdi o quello
degli armeni, ma soprattutto come il recente
esodo,
definito “pulizia etnica”, di un milione
di kossovari dalla loro terra, nei
Balcani.
Aver dovuto riconoscere e svelare,
alla fine
del racconto, quelle tracce archeologiche
come “orme” di un antico
infame sterminio –forse la prima “pulizia
etnica” della storia, per la quale anche
allora, triste similitudine,
fu coniata, in ‘onore’ dei “cives romani”,un’altra
nuova e tragica espressione: “guerra
civile”
–, è risultato
un compito tristemente doloroso, ma doveroso.
Specialmente in questo delicato momento storico
in cui il “sapere” deve fare i conti con
l’impegno civile non solo dell’essere, ma
dell’essere per, senza nascondersi dietro
una più ‘comoda’ e tranquilla cultura al
servizio dell’avere.
Questo racconto è soprattutto dedicato, oltre
che a tutti i pannesi– residenti o emigrati
di oggi –,
anche all’antico popolo sannita a cui
non
è mai stato riservato altro,
se non i ricordi, i culti e i riti
di qualche
umile sopravvissuto.
Il tempo che ci separa dal loro sacrificio
non ci separi dai sentimenti di affinità,
almeno di ideali e di orgoglio, che dovrebbero
investire non solo le popolazioni locali,
ma anche chiunque si ribelli alle stragi
che ogni guerra porta con sé.
Perché con ogni guerra, da qualunque
parte
della trincea ci si ritrovi, va via
una parte
della nostra stessa vita.
Importanti i vaghi segni di quella cultura
che si possono rintracciare ancora oggi nei
riti pannesi,
perché questi si arricchiscono di un
grosso
significato in più.
Da parte mia, a quei Sanniti va il più profondo
rispetto,
perché uccisi disarmati e per mano razzista,
in offesa alla loro autonomia e libertà.
D’ora in poi, ci sarà sempre un fiore
in
quell’umile tabernacolo nel giorno
dei morti.
Renato De Michele
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